
NEWSLETTER n° 3
Sommario:
INTERVISTA ALLA DOTTORESSA
GIUSY GABRIELE DIRETTORE GENERALE ASL RM D
INTERVISTA A MARIA
VITTORIA TESSITORE DOCENTE UNIVERSITA’ ROMA TRE
INTERVISTA A CINZIA
BROCCOLINI, PSICOLOGA DEL SERVIZIO DI TELEASSISTENZA
L' Università Roma
percorsi formativi con lo scopo di creare figure
professionali che favoriscano l'integrazione dei cittadini stranieri in
rapporto ai servizi socio-sanitari.
In particolare,

socio-sanitarie romane: i servizi farmaceutici sociali
ed educativi della Farmacap e i servizi territoriali
ed ospedalieri dell'ASL Roma D e dell'Ospedale Grassi di Ostia. “In tutti i
nostri servizi, - afferma il presidente della Farmacap,
Arturo Salerni - dalle 38 farmacie comunali,
agli asili nido ed ai servizi di teleassistenza, così
come nelle strutture sanitarie ed ospedaliere, è altissimo il flusso di
cittadini stranieri, che provengono da culture e
parlano lingue diverse, a cui dobbiamo fornire un riferimento, innanzitutto in
termini di orientamento.
INTERVISTA ALLA DOTTORESSA GIUSY
GABRIELE, DIRETTORE GENERALE ASL ROMA D
Dottoressa Gabriele, dopo avere avuto la guida per
diversi anni della Farmacap, oggi Lei dirige l'ASL Roma D che, è uno dei
soggetti che hanno stipulato
Qual'è il valore di quest'accordo?
“Da tempo abbiamo fatto partire il progetto “Dmail Bogadl”- in
memoria del senza fissa dimora deceduto nel Pronto Soccorso del
Grassi - che ha lo scopo di umanizzare il rapporto fra
paziente, familiare, soggetto debole e i sanitari che operano nel Pronto
Soccorso dell’Ospedale Grassi. Ogni persona che si rivolge al Pronto Soccorso,
è infatti seguita, a seconda delle sue specificità, da
una équipe socio sanitaria, multidisciplinare,
multiculturale, multietnica
e interreligiosa in esso integrata.
Questa équipe, composta da uno
psicologo, assistenti sociali, operatori
e mediatori culturali, garantisce tutti gli aspetti che riguardano l’accoglienza,
l’informazione ai familiari e ai cittadini, siano essi italiani che stranieri.
Questa convenzione è importante perché potrà
contribuire a formare sempre più operatori in grado di
gestire l’esperienza multiculturale nei presidi
sanitari. Il suo valore è quindi piuttosto chiaro.
Dunque,
Posso capire che in qualche momento l'attenzione sia
più concentrata sulle criticità, infatti
Allo stesso modo rimango però convinta che numerose
sono le dimostrazioni del buon funzionamento della Sanità Pubblica.
Ci sono numerosi esempi di eccellenza
nell'Assistenza sanitaria Pubblica che non possono essere cancellati d'un
colpo. La stragrande maggioranza del personale medico, paramedico o
amministrativo effettua le proprie prestazioni con il
giusto spirito di servizio. Penso che anche questo vada giustamente valorizzato,
perché è la base ampia da cui si deve e si può ripartire per restituire quella credibilità di cui c'è bisogno e che certamente è stata
incrinata negli ultimi tempi in vario modo.
INTERVISTA A
MARIA VITTORIA TESSITORE, DOCENTE UNIVERSITA’ ROMA TRE
Lei, dottoressa Tessitore dirige, essendone una delle
promotrici della sua costituzione dal 2001, il Master
in “Politiche dell'incontro e della mediazione culturale”.
Questo Master è al centro
della Convenzione tra Università Roma 3, FARMACAP e ASL Roma D.
Può spiegarcene la storia e le motivazioni?
La stagione era quella della riforma dell'ordinamento
didattico, quindi dell'istituzione del modello “Tre più Due”: laurea in tre
anni accompagnata dalla possibilità, vagamente anomala rispetto al resto
dell'Europa, di permettere dei Corsi di Master di due tipi, dopo il terzo anno
oppure dopo la
L'istituzione di questo Master
ha risposto a due esigenze. La prima di carattere politico-istituzionale:
nascevano Corsi di Formazione su varie professioni in istituzioni private,
tagliando fuori l'Università dalla Formazione di tipo professionale. La seconda
riguarda più i contenuti perché in quegli anni si è cominciato a trattare
l'argomento immigrazione in modo più ampio ed il principio di
questo Master era stato proprio quello di istituire un Corso Universitario per
Laureati italiani e stranieri, leggasi immigrati, per valorizzare la loro
preparazione universitaria precedente. Fare, insomma, di questo Corso un vero e
proprio laboratorio multiculturale e preparare delle
persone che potessero operare nella Mediazione Culturale ad ampio raggio.
Ho avuto l'idea di istituire questo Corso anche perché
da quando esiste questa Università, quindici anni,
sono sempre stata
nei confronti degli studenti stranieri, innanzitutto di
quelli extra-europei. Mi è sembrato allora essenziale incunearsi, tentare di
modificare questa realtà del rapporto con i migranti.
Quale è stato il riscontro concreto del Master dal punto di
vista della partecipazione? Ci sono state numerose iscrizioni? Sono cresciute
negli anni?
Il riscontro è positivo,
anche se ultimamente si è verificata una lieve flessione a causa proprio di
quei Corsi Privati di cui dicevo precedentemente.
Purtroppo abbiamo dovuto registrare la totale assenza di interesse da parte del Ministero degli Affari Esteri, che
solo adesso comincia ad interessarsi al fenomeno migratorio. Al contrario
abbiamo sempre avuto un buon rapporto con il Comune di Roma, sia con
l'Assessorato alle Politiche Sociali che con quello alle Periferie ed anche con
Il problema però di un ulteriore
sviluppo è legato allo scarso legame dell'Università con la cosiddetta
Formazione Professionale ed al legame dell'attività di mediazione culturale con
i Progetti, basati su fondi strutturali, su programmi europei o quant'altro. Questo significa che quando si pensa
all'attività di mediazione culturale, si fa un progetto che generalmente
comprende anche un Corso di Formazione e dunque ce ne sono un'infinità di
questi corsi.
E qui veniamo alla Convenzione con FARMACAP e ASL Roma D.
Noi abbiamo creduto con la stipula di questo accordo, insieme al Rettore Guido Fabiani,
che l'Università dovesse assumersi il compito della Formazione, sicuramente
insieme ad altri soggetti pubblici, convinti di avere delle competenze da
mettere in campo rispetto all'organizzazione didattica e formativa.
Ci sono due referenti di questo accordo.
Uno è l'Università, con il suo funzionamento un po'
antiquato ( divisione per discipline etc.), che ha bisogno di un lavoro di architettura didattico abbastanza complesso.
L'altro è il servizio, anzi direi la politica di
mediazione culturale che si cerca di sviluppare ed incoraggiare.
E' in questo connubio tra la proposta accademica e
quella che io chiamerei esecutiva, cioè politica che
risiede l'importanza della sfida. L'altra importante sfida è invece
rappresentata dal lavoro comune intorno allo stesso progetto di persone
italiane e straniere.
Nei progetti fatti in passato, ai quali accennavo precedentemente, ed ancora oggi la caratteristica è ben
diversa: c'è un approccio “caritatevole”, sono calibrati sui cosiddetti
extracomunitari e in quell'extra non si coglie un
gran senso di inclusione. Fanno queste cose gratuitamente ma
ciò non produce grandi risultati, perché i cittadini stranieri come è noto non
possono essere poi assunti dalle Amministrazioni Pubbliche.
Lo spirito di questo progetto in Convenzione è
naturalmente ben diverso. Quando il Presidente della Farmacap
Arturo Salerni, con cui collaboriamo da prima che presiedesse
questa Azienda, ce lo ha proposto abbiamo
immediatamente aderito.
Personalmente sono entusiasta di questo
accordo. Far trovare ad esempio dei servizi di mediazione culturale
nelle farmacie mi sembra una buonissima idea, perché in farmacia ci vanno
tutti, è uno dei luoghi del diritto alla salute, ci si va anche senza il
permesso di soggiorno e il tema del diritto alla salute, cioè
alla vita, è fortemente connesso a quello dei diritti delle persone immigrate e
sicuramente di tutti noi.
INTERVISTA A CINZIA BROCCOLINI, PSICOLOGA DEL
SERVIZIO DI TELEASSISTENZA
Dottoressa Broccolini,
il servizio di teleassistenza funziona in Farmacap dal 2002. Gli utenti sono circa 4000. Ci può
spiegare quale è il suo funzionamento?
Il servizio è
diviso in due settori:
Poi c'è il Telemonitoraggio, con l'apparecchio per la
sicurezza salvavita, che dispone di un'altra distinta
sala operativa.
Nella sala
operativa della Telecompagnia, noi chiamiamo questi
anziani individualmente in diversi orari della giornata. Alcuni anche tre volte
in un giorno per ricordare loro di assumere i farmaci. Molti nostri assistiti
hanno infatti problemi di memoria dovuti all'età,
naturalmente ce ne sono altri che invece chiamiamo due volte a settimana. Diciamo che il servizio è calibrato sulle diverse necessità
esistenti.
Come capite la
diversità delle esigenze degli assistiti?
Quando
l'utente, o chi per lui, sia esso un familiare o un servizio sociale
municipale, fa la richiesta telefonica per l'accesso ai nostri servizi, si effettua una visita preliminare che viene svolta dallo
psicologo a cui compete il municipio di provenienza della segnalazione.
Nella visita
occorre innanzitutto capire se l'utente sia abile al
servizio, possa cioè avere quella autosufficienza minima che gli consenta di
usare l'apparecchio salvavita e, successivamente si cerca di capire quali siano
le sue urgenze, di carattere concreto oppure psicologico.
Ovviamente le risultanze sono tra le più varie ed in base ad esse viene
calibrato l'intervento. Insomma, cerchiamo di avere un rapporto il più
possibile tagliato su misura di ciascuno.
Quanti siete
voi psicologi a concorrere a questo servizio?
Siamo una
decina e ognuno ha dei municipi di riferimento. Abbiamo, allo stesso modo,
dieci gruppi ed ognuno ha delle zone di sua
competenza. Questa organizzazione del lavoro ci consente di mettere meglio a
fuoco, di essere meno dispersivi possibile con gli
assistiti. In tutto, considerando che ogni gruppo è composto da
quattro, tra operatori e psicologi, siamo una quarantina di persone a sostenere
concretamente il servizio.
Quale è il grado di
soddisfazione del servizio da parte degli assistiti?
Ora è
abbastanza alto. Lo era meno il primo anno, proprio per la mancanza di
divisione per gruppi che ci siamo dati poi in corso
d'opera. Infatti questo ci permette che a raggiungere
l'utenza siano sempre gli stessi operatori che possono così stabilire quella
confidenza, quella intimità di rapporto che ne è una condizione necessaria ed
imprescindibile.
Il riscontro è
stato immediato e per fare un esempio, quando capita che un operatore si assenti per
malattia, non è raro che gli assistiti mandino i saluti o gli auguri di pronta
guarigione e questo, naturalmente è anche altamente gratificante per tutti noi.
Quali possono
essere gli ulteriori miglioramenti di questo servizio?
Tutto si può
migliorare, naturalmente. Io credo che dovremmo ragionare proprio sul modo in
cui sia possibile creare un rapporto umano con gli assistiti di ancor maggiore
confidenza ed intimità. Non ho personalmente idee concrete, ma il terreno di
ricerca di possibili ulteriori passaggi mi pare
proprio questo.
Dottor Sbardella, ormai sono diversi mesi che partecipa al CdA della Farmacap, quale è l'idea si è fatto di questa Azienda?
Sicuramente
questo Consiglio di Amministrazione si è insediato in
una fase in cui si sta cercando di rileggere la funzione delle Aziende Speciali
all'interno dei Comuni italiani, in questo caso all'interno della città di
Roma, cercando di razionalizzarle. Per questo abbiamo vissuto nei primi mesi
una serie di incertezze anche legate a questa nuova
idea di Aziende Speciali per la città.
L'Azienda ha
sicuramente un patrimonio di uomini, di competenze, di
conoscenza delle materie che per Statuto o per legge ci sono state affidate che
va probabilmente razionalizzato in base alle indicazioni che verranno dal
Comune per affrontare una fase in cui tante potenzialità potrebbero essere
espresse.
Fatte salve le
indicazioni a cui faceva riferimento, quali possono essere le prospettive
aziendali, i punti di un ulteriore sviluppo?
Mettendo da parte tutte le problematiche legate all'attività farmaceutica,
per quello che ci deriva dal sistema e dall'approccio di spesa farmaceutica
degli Enti locali che sono spesso il settore che appesantisce questo tipo di
realtà, ma che comunque a tutt'oggi ancora ci
consente di sviluppare questa attività, sicuramente però il settore
socio-assistenziale è al centro delle prospettive di sviluppo.
Mi riferisco
ovviamente alla teleassistenza e al settore
socio-educativo. Una grande città come Roma richiede
questo tipo di servizi.
In particolare
la questione degli anziani, considerando che le statistiche indicano che
aumenta la popolazione anziana in rapporto anche al calo demografico, che
spesso questi sono soli, se non proprio abbandonati, ci pone dei problemi e
delle nuove esigenze.
Se questi
problemi sono gravi nei piccoli comuni, in una città come Roma, se vogliamo
evitare che si creino sacche di emarginazione di
popolazione anziana non autosufficiente, naturalmente questo tipo di servizi va
ulteriormente sviluppato.
Lei, come
tutti i nuovi membri del Consiglio di Amministrazione,
viene da esperienze precedenti. Quali sono le sensibilità di cui si sente
portatore nel rapporto con questo per Lei nuovo impegno?
Io vengo da un
tipo di attività e di partecipazione tutta interna nel
mondo cattolico, relativa alla scuola ed alla Università.
Naturalmente
questo tipo di attività è quella in cui la mia
provenienza si mette a confronto con provenienze anche di tipo più laico, ma
nel comune indirizzo all'interesse generale di questa città.
E' chiaro a
tutti che questa non è una Azienda nata per realizzare
profitto, laddove lo si realizzi è perché le è stata affidata un tipo di
attività che può generare dei profitti, che però è giusto che vengano
reinvestiti, tanto meglio se ci sono amministratori con una sensibilità adatta
a reinvestirli in settori come questi dove spesso vanno operate delle scelte
anche coraggiose oltre che all'avanguardia.
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