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Sommario:

           

 

        UNA IMPORTANTE CONVENZIONE

        INTERVISTA ALLA DOTTORESSA GIUSY GABRIELE DIRETTORE GENERALE ASL RM D

 

*        INTERVISTA A MARIA VITTORIA TESSITORE DOCENTE UNIVERSITA’ ROMA TRE

 

        INTERVISTA A CINZIA BROCCOLINI, PSICOLOGA DEL SERVIZIO DI TELEASSISTENZA

 

                                INTERVISTA A PIETRO SBARDELLA, CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE FARMACAP

 

 

                                                        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                            

*              UNA IMPORTANTE CONVENZIONE

 

 

L' Università Roma 3, l'Azienda Speciale Farmasociosanitaria FARMACAP e l' Azienda ASL Roma D, hanno sottoscritto una Convenzione per sviluppare percorsi formativi con lo scopo di creare figure professionali che favoriscano l'integrazione dei cittadini stranieri in rapporto ai servizi socio-sanitari.

In particolare, la Convenzione punta a sviluppare anche nel settore socio-sanitario e farmaceutico le attività del Master in ”Politiche dell'incontro e mediazione culturale in contesto migratorio. Pratiche dei saperi e dei diritti per una nuova cittadinanza, creato dall'Università Roma 3 a partire dall'anno accademico 2001-2002 e diretto dalla Prof. Maria Vittoria Tessitore.

La Convenzione è stata sottoscritta dal Rettore dell'Università Roma 3, Guido Fabiani, dal Presidente della FARMACAP, Arturo Salerni e dal Direttore Generale della ASL Roma D, Giusy Gabriele.

La Convenzione prevede tra l'altro che gli studenti del Master svolgano un tirocinio sul campo potendo utilizzare i servizi di queste due importanti realtà socio-sanitarie romane: i servizi farmaceutici sociali ed educativi della Farmacap e i servizi territoriali ed ospedalieri dell'ASL Roma D e dell'Ospedale Grassi di Ostia. “In tutti i nostri servizi, - afferma il presidente della Farmacap, Arturo Salerni - dalle 38 farmacie comunali, agli asili nido ed ai servizi di teleassistenza, così come nelle strutture sanitarie ed ospedaliere, è altissimo il flusso di cittadini stranieri, che provengono da culture e parlano lingue diverse, a cui dobbiamo fornire un riferimento, innanzitutto in termini di orientamento. La Convenzione ha lo scopo di formare operatori  specializzati in un quadro di forte aumento dei flussi migratori e di grande presenza nella nostra città di cittadini e lavoratori stranieri. Occorre aumentare i servizi dedicati all'integrazione di queste nuove figure, e delle loro famiglie, in un percorso di cittadinanza effettiva”.

 

 

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*       INTERVISTA ALLA DOTTORESSA GIUSY GABRIELE, DIRETTORE GENERALE ASL ROMA D

 

 

 

Dottoressa Gabriele, dopo avere avuto la guida per diversi anni della Farmacap, oggi  Lei dirige l'ASL Roma D che, è uno dei soggetti che hanno stipulato la Convenzione con l'Università Roma tre e la stessa Farmacap, per la formazione di mediatori culturali.

Qual'è il valore di quest'accordo?

 

“Da tempo abbiamo fatto partire il progetto Dmail Bogadl- in memoria del senza fissa dimora deceduto nel Pronto Soccorso del Grassi - che ha lo scopo di umanizzare il rapporto fra paziente, familiare, soggetto debole e i sanitari che operano nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Grassi. Ogni persona che si rivolge al Pronto Soccorso, è infatti seguita, a seconda delle sue specificità, da una équipe socio sanitaria, multidisciplinare, multiculturale, multietnica e interreligiosa in esso integrata.

Questa équipe,  composta da uno psicologo,  assistenti sociali, operatori e mediatori culturali, garantisce tutti gli aspetti che riguardano l’accoglienza, l’informazione ai familiari e ai cittadini, siano essi italiani che stranieri.

Questa convenzione è importante perché potrà contribuire a formare sempre più operatori in grado di gestire l’esperienza multiculturale nei presidi sanitari. Il suo valore è quindi piuttosto chiaro.

 

Dunque, la Sanità Pubblica, che è in questo momento un po' nella tempesta per ben noti scandali e malversazioni, riesce anche a dare prove tangibili del suo buon funzionamento.

 

Posso capire che in qualche momento l'attenzione sia più concentrata sulle criticità, infatti la Sanità Pubblica non può essere territorio di caccia di qualche avventuriero che punti ad arricchirsi illecitamente. Saranno i processi a chiarire del tutto anche se si può già dire che, soprattutto nel Lazio la misura è stata abbondantemente oltrepassata da questo punto di vista.

Allo stesso modo rimango però convinta che numerose sono le dimostrazioni del buon funzionamento della Sanità Pubblica.

Ci sono numerosi esempi di eccellenza nell'Assistenza sanitaria Pubblica che non possono essere cancellati d'un colpo. La stragrande maggioranza del personale medico, paramedico o amministrativo effettua le proprie prestazioni con il giusto spirito di servizio. Penso che anche questo vada giustamente valorizzato, perché è la base ampia da cui si deve e si può ripartire per restituire quella credibilità di cui c'è bisogno e che certamente è stata incrinata negli ultimi tempi in vario modo.

La Convenzione con la Farmacap e l'Università Roma tre è uno dei tanti esempi positivi, non certo l'unico, e certamente anche questo aspetto contribuisce a dare a quest'accordo ulteriore importanza.

 

 

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*    INTERVISTA A MARIA VITTORIA TESSITORE, DOCENTE UNIVERSITA’ ROMA TRE

 

 

 

Lei, dottoressa Tessitore dirige, essendone una delle promotrici della sua costituzione dal 2001, il Master in “Politiche dell'incontro e della mediazione culturale”.

Questo Master è al centro della Convenzione tra Università Roma 3, FARMACAP e ASL Roma D.

Può spiegarcene la storia e le motivazioni?

 

La stagione era quella della riforma dell'ordinamento didattico, quindi dell'istituzione del modello “Tre più Due”: laurea in tre anni accompagnata dalla possibilità, vagamente anomala rispetto al resto dell'Europa, di permettere dei Corsi di Master di due tipi, dopo il terzo anno oppure dopo la la Laurea  Magistrale, cioè dopo cinque anni.

L'istituzione di questo Master ha risposto a due esigenze. La prima di carattere politico-istituzionale: nascevano Corsi di Formazione su varie professioni in istituzioni private, tagliando fuori l'Università dalla Formazione di tipo professionale. La seconda riguarda più i contenuti perché in quegli anni si è cominciato a trattare l'argomento immigrazione in modo più ampio ed il principio di questo Master era stato proprio quello di istituire un Corso Universitario per Laureati italiani e stranieri, leggasi immigrati, per valorizzare la loro preparazione universitaria precedente. Fare, insomma, di questo Corso un vero e proprio laboratorio multiculturale e preparare delle persone che potessero operare nella Mediazione Culturale ad ampio raggio.

Ho avuto l'idea di istituire questo Corso anche perché da quando esiste questa Università, quindici anni, sono sempre stata la Delegata del Rettore per le Relazioni Internazionali. Questo mi ha permesso di viaggiare per l'Europa e di verificare la scarsa apertura dell'Italia rispetto agli altri Paesi

nei confronti degli studenti stranieri, innanzitutto di quelli extra-europei. Mi è sembrato allora essenziale incunearsi, tentare di modificare questa realtà del rapporto con i migranti.

 

Quale è stato il riscontro concreto del Master dal punto di vista della partecipazione? Ci sono state numerose iscrizioni? Sono cresciute negli anni?

 

Il riscontro è positivo, anche se ultimamente si è verificata una lieve flessione a causa proprio di quei Corsi Privati di cui dicevo precedentemente.

Purtroppo abbiamo dovuto registrare la totale assenza di interesse da parte del Ministero degli Affari Esteri, che solo adesso comincia ad interessarsi al fenomeno migratorio. Al contrario abbiamo sempre avuto un buon rapporto con il Comune di Roma, sia con l'Assessorato alle Politiche Sociali che con quello alle Periferie ed anche con la Delegata del Sindaco per la Multietnicità, la Consigliera Cohen.

Il problema però di un ulteriore sviluppo è legato allo scarso legame dell'Università con la cosiddetta Formazione Professionale ed al legame dell'attività di mediazione culturale con i Progetti, basati su fondi strutturali, su programmi europei o quant'altro. Questo significa che quando si pensa all'attività di mediazione culturale, si fa un progetto che generalmente comprende anche un Corso di Formazione e dunque ce ne sono un'infinità di questi corsi.

 

E qui veniamo alla Convenzione con  FARMACAP e ASL Roma D.

 

Noi abbiamo creduto con la stipula di questo accordo, insieme al Rettore Guido Fabiani, che l'Università dovesse assumersi il compito della Formazione, sicuramente insieme ad altri soggetti pubblici, convinti di avere delle competenze da mettere in campo rispetto all'organizzazione didattica e formativa.

Ci sono due referenti di questo accordo.

Uno è l'Università, con il suo funzionamento un po' antiquato ( divisione per discipline etc.), che ha bisogno di un lavoro di architettura didattico abbastanza complesso.

L'altro è il servizio, anzi direi la politica di mediazione culturale che si cerca di sviluppare ed incoraggiare.

E' in questo connubio tra la proposta accademica e quella che io chiamerei esecutiva, cioè politica che risiede l'importanza della sfida. L'altra importante sfida è invece rappresentata dal lavoro comune intorno allo stesso progetto di persone italiane e straniere.

Nei progetti fatti in passato, ai quali accennavo precedentemente, ed ancora oggi la caratteristica è ben diversa: c'è un approccio “caritatevole”, sono calibrati sui cosiddetti extracomunitari e in quell'extra non si coglie un gran senso di inclusione. Fanno queste cose gratuitamente ma ciò non produce grandi risultati, perché i cittadini stranieri come è noto non possono essere poi assunti dalle Amministrazioni Pubbliche.

Lo spirito di questo progetto in Convenzione è naturalmente ben diverso. Quando il Presidente della Farmacap Arturo Salerni, con cui collaboriamo da prima che presiedesse questa Azienda, ce lo ha proposto abbiamo immediatamente aderito.

Personalmente sono entusiasta di questo accordo. Far trovare ad esempio dei servizi di mediazione culturale nelle farmacie mi sembra una buonissima idea, perché in farmacia ci vanno tutti, è uno dei luoghi del diritto alla salute, ci si va anche senza il permesso di soggiorno e il tema del diritto alla salute, cioè alla vita, è fortemente connesso a quello dei diritti delle persone immigrate e sicuramente di tutti noi.

 

 

 

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*    INTERVISTA A CINZIA BROCCOLINI, PSICOLOGA DEL SERVIZIO DI TELEASSISTENZA

 

Dottoressa Broccolini, il servizio di teleassistenza funziona in Farmacap dal 2002. Gli utenti sono circa 4000. Ci può spiegare quale è il suo funzionamento?

 

Il servizio è diviso in due settori: la Telecompagnia, che consiste nell'effettuazione di telefonate di assistenza all'anziano da noi assistito per vari motivi, dal sostegno psicologico puro e “semplice” al ricordare di prendere i farmaci nell'ora giusta, alla chiacchierata amichevole per chi si sente particolarmente solo o magari lo è effettivamente.

Poi c'è il Telemonitoraggio, con l'apparecchio per la sicurezza salvavita, che dispone di un'altra distinta sala operativa.

Nella sala operativa della Telecompagnia, noi chiamiamo questi anziani individualmente in diversi orari della giornata. Alcuni anche tre volte in un giorno per ricordare loro di assumere  i farmaci. Molti nostri assistiti hanno infatti problemi di memoria dovuti all'età, naturalmente ce ne sono altri che invece chiamiamo due volte a settimana. Diciamo che il servizio è calibrato sulle diverse necessità esistenti. 

 

Come capite la diversità delle esigenze degli assistiti?

 

Quando l'utente, o chi per lui, sia esso un familiare o un servizio sociale municipale, fa la richiesta telefonica per l'accesso ai nostri servizi, si effettua una visita preliminare che viene svolta dallo psicologo a cui compete il municipio di provenienza della segnalazione.

Nella visita occorre innanzitutto capire se l'utente sia abile al servizio, possa cioè avere quella autosufficienza minima che gli consenta di usare l'apparecchio salvavita e, successivamente si cerca di capire quali siano le sue urgenze, di carattere concreto oppure psicologico.

Ovviamente le risultanze sono tra le più varie ed in base ad esse viene calibrato l'intervento. Insomma, cerchiamo di avere un rapporto il più possibile tagliato su misura di ciascuno.

 

Quanti siete voi psicologi a concorrere a questo servizio?

 

Siamo una decina e ognuno ha dei municipi di riferimento. Abbiamo, allo stesso modo, dieci gruppi ed ognuno ha delle zone di sua competenza. Questa organizzazione del lavoro ci consente di mettere meglio a fuoco, di essere meno dispersivi possibile con gli assistiti. In tutto, considerando che ogni gruppo è composto da quattro, tra operatori e psicologi, siamo una quarantina di persone a sostenere concretamente il servizio.

 

Quale è il grado di soddisfazione del servizio da parte degli assistiti?

 

Ora è abbastanza alto. Lo era meno il primo anno, proprio per la mancanza di divisione per gruppi che ci siamo dati poi in corso d'opera. Infatti questo ci permette che a raggiungere l'utenza siano sempre gli stessi operatori che possono così stabilire quella confidenza, quella intimità di rapporto che ne è una condizione necessaria ed imprescindibile.

Il riscontro è stato immediato e per fare un esempio, quando capita che un operatore  si assenti per malattia, non è raro che gli assistiti mandino i saluti o gli auguri di pronta guarigione e questo, naturalmente è anche altamente gratificante per tutti noi.

 

Quali possono essere gli ulteriori miglioramenti di questo servizio?

 

Tutto si può migliorare, naturalmente. Io credo che dovremmo ragionare proprio sul modo in cui sia possibile creare un rapporto umano con gli assistiti di ancor maggiore confidenza ed intimità. Non ho personalmente idee concrete, ma il terreno di ricerca di possibili ulteriori passaggi mi pare proprio questo.

 

 

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*       INTERVISTA A PIETRO SBARDELLA, CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE FARMACAP

 

 

Dottor Sbardella, ormai sono diversi mesi che partecipa al CdA della Farmacap, quale è l'idea si è fatto di questa Azienda?

 

 

Sicuramente questo Consiglio di Amministrazione si è insediato in una fase in cui si sta cercando di rileggere la funzione delle Aziende Speciali all'interno dei Comuni italiani, in questo caso all'interno della città di Roma, cercando di razionalizzarle. Per questo abbiamo vissuto nei primi mesi una serie di incertezze anche legate a questa nuova idea di Aziende Speciali per la città.

L'Azienda ha sicuramente un patrimonio di uomini, di competenze, di conoscenza delle materie che per Statuto o per legge ci sono state affidate che va probabilmente razionalizzato in base alle indicazioni che verranno dal Comune per affrontare una fase in cui tante potenzialità potrebbero essere espresse.

 

Fatte salve le indicazioni a cui faceva riferimento, quali possono essere le prospettive aziendali, i punti di un ulteriore sviluppo?

 

Mettendo da parte tutte le problematiche legate all'attività farmaceutica, per quello che ci deriva dal sistema e dall'approccio di spesa farmaceutica degli Enti locali che sono spesso il settore che appesantisce questo tipo di realtà, ma che comunque a tutt'oggi ancora ci consente di sviluppare questa attività, sicuramente però il settore socio-assistenziale è al centro delle prospettive di sviluppo.

Mi riferisco ovviamente alla teleassistenza e al settore socio-educativo. Una grande città come Roma richiede questo tipo di servizi.

In particolare la questione degli anziani, considerando che le statistiche indicano che aumenta la popolazione anziana in rapporto anche al calo demografico, che spesso questi sono soli, se non proprio abbandonati, ci pone dei problemi e delle nuove esigenze.

Se questi problemi sono gravi nei piccoli comuni, in una città come Roma, se vogliamo evitare che si creino sacche di emarginazione di popolazione anziana non autosufficiente, naturalmente questo tipo di servizi va ulteriormente sviluppato.

 

Lei, come tutti i nuovi membri del Consiglio di Amministrazione, viene da esperienze precedenti. Quali sono le sensibilità di cui si sente portatore nel rapporto con questo per Lei nuovo impegno?

 

Io vengo da un tipo di attività e di partecipazione tutta interna nel mondo cattolico, relativa alla scuola ed alla Università.

Naturalmente questo tipo di attività è quella in cui la mia provenienza si mette a confronto con provenienze anche di tipo più laico, ma nel comune indirizzo all'interesse generale di questa città.

E' chiaro a tutti che questa non è una Azienda nata per realizzare profitto, laddove lo si realizzi è perché le è stata affidata un tipo di attività che può generare dei profitti, che però è giusto che vengano reinvestiti, tanto meglio se ci sono amministratori con una sensibilità adatta a reinvestirli in settori come questi dove spesso vanno operate delle scelte anche coraggiose oltre che all'avanguardia.   

 

 

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