NEWSLETTER  1

                     

                                                          

Sommario:

           

 

        Una newsletter perché...

 

        Un' azienda molto "speciale": intervista al Presidente della Farmacap, Arturo Salerni

 

        Il progetto di "nuova farmacia": intervista a Loredana Mezzabotta, del CDA Farmacap

 

        Il nostro progetto educativo: intervista a Laura Franceschini

 

        La mediazione culturale nell'ambito socio-sanitario: intervista ad Hevi Dilara

 

                                                        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                            

  Una newsletter perché...

 

 

Questo è il primo editoriale della NEWSLETTER della Farmacap.

In questo primo numero è nostro compito spiegare il senso di questa nostra nuova iniziativa e le finalità che ci spingono a realizzarla.

Innanzitutto la nostra è una Azienda Speciale Farmasociosanitaria del Comune di Roma, il suo terreno di azione è definito dallo Statuto e, in sintesi, si occupa della gestione delle farmacie comunali cittadine (sono ad oggi 38), della gestione di asili nido, della gestione, infine, dei servizi sociali di telesoccorso e di teleassistenza per anziani. Ci proponiamo con questa iniziativa di mettere a conoscenza delle nostre attività in questi diversi settori, ma anche di dare diffusione al nostro particolare punto di osservazione su questioni attinenti ai settori in cui operiamo.

La  NEWSLETTER avrà cadenza mensile e sarà spedita elettronicamente oltre che essere pubblicata sul sito:www.farmacap.it .

E' nostra intenzione riuscire a fare di questa iniziativa un appuntamento il più possibile partecipato dai nostri lettori che ci potranno inviare commenti, suggerimenti o critiche scrivendo all'indirizzo elettronico del suo curatore responsabile, colui che firma questo editoriale, g.difolco@farmacap.it .

Per quanto ci riguarda prendiamo molto sul serio questa nuova “avventura”. Consapevoli che “chi non comunica, non esiste”, sappiamo che, al contrario, c'è molto da comunicare affinché il lavoro che svolge questa azienda pubblica sia percepito adeguatamente.

Il Presidente ed il nuovo Consiglio di Amministrazione hanno nuovi progetti e nuove sfide da lanciare per favorire la crescita di questa azienda. Una crescita che già è possibile registrare nelle attività svolte sino ad ora e che oggi occorre consolidare e rilanciare.

Cercheremo con questa iniziativa editoriale di valorizzare anche il lavoro dei dipendenti della Farmacap, con interviste, punti di vista, che, siamo certi, sapranno dimostrarne la assoluta professionalità e competenza.

Se riusciremo a trasmettere anche solo una piccola parte della passione con cui affronteremo questo lavoro e che è comune al personale di questa azienda, il nostro obiettivo sarà raggiunto.

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  Un' azienda molto "speciale"

 

intervista al Presidente della Farmacap, Arturo Salerni

 

 

Ormai sono diversi mesi che sei stato chiamato al governo di questa Azienda, un' idea te la sarai fatta?

 

Questi primi mesi mi hanno confermato che abbiamo un compito, io ed il nuovo Consiglio di Amministrazione, importante e stimolante.

Anzitutto troviamo un quadro che, dal punto di vista amministrativo è quello di una azienda in perfetta salute, grazie al lavoro di chi ci ha preceduto: mi riferisco al precedente CdA ed alla presidente Giusy Gabriele che hanno svolto un ottimo lavoro insieme al nostro direttore generale,   Marco Orgera. Questo è già un dato importantissimo che non posso e non voglio sottovalutare. In secondo luogo, ma non meno importante, vi è la grande competenza e professionalità presente in tutti i settori che vedono impegnata questa Azienda. Mi riferisco, naturalmente, ai lavoratori che da quelli/e impegnati/e nelle Farmacie, a quelli/e che operano nei nostri asili nido o nel settore sociale nei servizi di telesoccorso e di teleassistenza per gli anziani, dimostrano quotidianamente di condividere gli obiettivi aziendali di mantenimento di un elevato standard di qualità legato all'efficienza nello svolgimento del servizio.

 

Quale è dunque un primo bilancio di questi primi mesi?

 

Il bilancio è decisamente positivo, anche per alcune cose che siamo riusciti a realizzare. Per ciò che attiene al settore farmaceutico, che è quello maggiormente consolidato, visto che siamo presenti con 38 farmacie comunali in diverse realtà del territorio cittadino ed in molte periferie, abbiamo siglato un accordo con le associazioni sindacali di categoria dei pensionati che prevede una scontistica mirata sugli “over 65”; lo stesso si è fatto con iniziative che incentivano gli sconti per le neo-mamme (è il caso della baby-card), nel mese di maggio un accordo con la Regione Lazio, il Comune di Roma e il SUMAI (il sindacato dei medici ambulatoriali) per portare nei territori le visite specialistiche sui nostri camper sanitari. Ci ha impegnato fortemente l'apertura delle nostre farmacie durante i giorni in cui c'è stato lo sciopero delle farmacie private contro il decreto Bersani; noi siamo un servizio pubblico ma tenere quel livello in quei giorni è stato assai impegnativo per tutti noi. Ci ha impegnato molto anche l' opera di ammodernamento delle strutture, dalle farmacie agli asili nido, di nuova apertura o già esistenti.

Va ricordato che lo statuto di Farmacap, azienda speciale del Comune di Roma, individua la missione aziendale oltre che nel campo farmaceutico anche sul terreno delle politiche sociali, educative e sanitarie. Farmacap interviene sulla domanda di asili nido espressa dalla cittadinanza e gestisce asili nido che sono fortemente caratterizzati dalla modernità delle strutture e dalla qualificazione elevata del personale impegnato. E' questa la migliore garanzia nei confronti della forte richiesta presente nella città per i servizi educativi all'infanzia. Così come questa nostra attenzione nei confronti dei bimbi si conferma con  l’adozione della baby card da parte delle farmacie comunali che crea significative agevolazioni per i nuovi nati.

C'è poi il “settore sociale”, quale è  la sua rilevanza?

E' un settore strategico della nostra attività. L’attività di teleassistenza e di telesoccorso prestata in favore di oltre tremila persone anziane testimonia un’attenzione crescente in favore di queste fasce  della popolazione, e costituisce uno dei terreni sui quali Farmacap intende intensificare la propria presenza. In questa direzione va l’accordo recentemente siglato con i sindacati dei pensionati che mette in atto una serie di agevolazioni per la terza età, a partire dal prezzo dei farmaci. Si tratta ora di sviluppare nuovi ed incisivi interventi per fasce sociali disagiate (a partire dai cittadini stranieri che vivono e lavorano nel nostro territorio) per facilitare il loro rapporto con le strutture socio-sanitarie e con il mondo delle farmacie. Su questo terreno intendiamo impegnare le nostre risorse e capacità in futuro affinché nascano nuovi servizi integrati e qualificati. Si tratta di arricchire l'attività di teleassistenza e telesoccorso, monitorando i rischi da incidenti domestici, con riferimento a tutte le situazioni di fragilità (per età o per disabilità) e ragionando anche sulle possibilità offerte dalla telemedicina.

Infine, ti chiedo un giudizio sul Decreto Bersani, quello sulle liberalizzazioni che riguarda anche l'attività delle farmacie.

E' ancora presto per dare un giudizio compiuto. Tuttavia mi pare che lo spirito sia positivo, si è voluto cambiare alcune regole che sino ad oggi regolavano la vendita e la distribuzione dei farmaci, puntando ad un razionalizzazione del mercato capace di intervenire a vantaggio degli utenti in termini di riduzione dei prezzi, cercando contemporaneamente di aprire nuove possibilità occupazionali per i giovani farmacisti disoccupati. Ma credo che un nodo vada sciolto, anche sul piano normativo; ed è quello dell'apertura di nuovi esercizi, specie nelle grandi realtà metropolitane, sulla base delle modificazioni demografiche ed urbanistiche intervenute. Nuovi quartieri che richiedono nuovi servizi, ed in particolare farmacie: a fronte di queste esigenze vi è un quadro normativo ingessato. Occorre innanzitutto muoversi nello spirito di alcune leggi, la 221 del 1968 e la 362 del 1991, che prevedevano la possibilità di aperture di dispensari, ovvero strutture atte alla distribuzione di farmaci di uso comune e di pronto soccorso già confezionati, come possibilità integrativa rispetto al complesso sistema di decentramento delle sedi farmaceutiche e delle procedure di assegnazione delle stesse, con il fine di una maggior efficacia nella risposta a significative esigenze di natura socio-sanitario. Questa possibilità era però conferita a piccolissimi Comuni o stazioni di soggiorno o ancora piccole località balneari. Si tratta oggi di rivedere quelle norme alla luce di alcuni cambiamenti nelle domande sociali affinché sia consentito alle Regioni, anche su indicazione della ASL competente territorialmente, di disporre dove se ne valuti la necessità l'istituzione e l'apertura di nuovi dispensari farmaceutici stabilendone l'incedibilità e la possibilità di trasformazione in farmacia dove ce ne siano i requisiti.  Per ciò che riguarda Roma inoltre sarà necessario riesaminare il quadro del numero delle farmacie alla luce del numero degli abitanti certificato dall'ISTAT, che vede un aumento di quasi duecentomila abitanti nella nostra città. Insomma dovremo essere in grado di dare risposte a tanti cittadini, creando non solo luoghi per la distribuzione dei farmaci, ma arricchendo le nostre farmacie di servizi, affinché gli utenti del servizio sanitario vedano questi luoghi come punti essenziali per le risposte ai problemi di salute

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*  Il progetto di "nuova farmacia"

 

intervista a Loredana Mezzabotta, del CDA Farmacap

 

 

Dopo una lunga esperienza da amministratrice, sei stata anche Presidente del V Municipio, questa nomina a far parte del CdA della Farmacap. E' poco tempo che vi siete insediati come nuovo Consiglio, ti sei fatta un'idea dei tuoi nuovi compiti?

 

Naturalmente prima di avere un'idea pienamente definita, ho bisogno di acquisire tutti gli elementi, però sono felice di poter mettere la mia esperienza al servizio di un'Azienda Pubblica come questa, che svolge un'attività importante e delicata per la cittadinanza romana.

 

 La Farmacap ha una ragione sociale ampia, si va dalla gestione delle 38 farmacie comunali ai servizi educativi e di assistenza per anziani. Concentriamoci su uno solo di questi rami di attività, quello farmaceutico. Che giudizio hai di come ha funzionato il servizio sino ad oggi e di quello che si può fare in futuro?

 

Le Farmacie sono il ramo principale della nostra attività, buona parte della ragione sociale della nostra esistenza. Penso che siano state gestite con grande competenza ed efficienza a dimostrazione della grande professionalità che c'è in questa azienda. Inoltre credo che rispondano ad una esigenza reale da parte della città, anzi vista la crescita che abbiamo avuto negli anni, ci sarebbe senz'altro la necessità di ampliare il servizio, aprendo nuove farmacie soprattutto in quelle periferie che sono state l'oggetto principale della crescita della città.

Al momento però, la normativa esistente non ci consente  nuove aperture.     

Si tratta, allora, di costruire le condizioni per la rimozione di questi ostacoli, insistendo sul necessario collegamento con le farmacie pubbliche a livello nazionale che possano condividere questo obiettivo. Un grande Convegno con tutti gli interlocutori istituzionali è un primo necessario passaggio che va realizzato.

Inoltre abbiamo l'ambizione di realizzare il progetto di Nuova Farmacia, che in qualche modo è stato lanciato, almeno come necessità, dal recente decreto Bersani.

 

Cosa significa concretamente “Nuova Farmacia”?

 

Significa sviluppare al massimo l'idea della farmacia pubblica come presidio avanzato, vero e proprio avamposto, del SSN ,luogo dove si invera l'integrazione socio-sanitaria.

La politica di sconti sin qui praticata è necessaria ma non è sufficiente a dare questa percezione. Occorre legare ulteriormente l' attività delle nostre farmacie alla sanità pubblica nazionale.

 

In quale modo, puoi fare alcuni esempi?

 

Tramite convenzioni con le ASL per lo svolgimento di funzioni di servizio che possono benissimo se non trasferirsi, estendersi alle farmacie pubbliche.

Per esempio, la somministrazione di presidi medico-chirurgici utilizzati per il controllo e il trattamento di patologie croniche(diabete),potrebbe essere praticata in sinergia con le ASL.

Il rapporto con i medici di famiglia, poi, può essere un altro terreno di sviluppo della nostra attività in questa direzione.

Il consolidarsi delle visite effettuate con le Unità Mobili, attraverso un accordo di stabilizzazione del servizio con la Regione.

Il raccordo con istituzioni della Sanità Pubblica, come il Consiglio Superiore di Sanità, per fornire agli utenti una adeguata informazione sull'uso di prodotti come quelli dell'area “salutistica”(integratori,etc.), che troppo spesso vengono abusati.

Questi sono solo alcuni esempi, ma tanti altri ce ne possono essere. Il punto centrale è però che occorre ripensare alcuni vincoli normativi superati da una realtà in cui la domanda legata alla tutela della propria salute è aumentata e un adeguamento è quanto mai necessario.

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  Il nostro progetto educativo

 

intervista a Laura Franceschini

 

Dottoressa Franceschini, lei è stata chiamata a coordinare il settore educativo della FARMACAP. Può accennarci al progetto educativo che dovrà presiedere ai nidi gestiti dalla FARMACAP?

 

Il progetto educativo dei  nidi gestiti da Farmacap è stato costruito a partire da alcune semplici considerazioni.

Prima di tutto: i nidi di Farmacap si sono aperti e si continuano ad aprire in un momento in cui le culture dell’infanzia, le conoscenze sullo sviluppo infantile e sulle competenze dei bambini nelle diverse età, il riconoscimento dell’importanza dei momenti della cura, intesi non solo nella loro dimensione materiale, ma anche e soprattutto affettiva e relazionale, hanno sedimentato un patrimonio ricco e articolato di saperi. Con questi saperi, nati peraltro grazie anche alle esperienze e alle riflessioni maturate all’interno dei servizi per l’infanzia di molte realtà italiane, qualsiasi soggetto impegnato nell’attivazione di nuovi servizi rivolti ai bambini da 0 a 3 anni è chiamato a confrontarsi e tanto più a Roma, dove i nidi di Farmacap vengono a inserirsi in una rete di servizi all’infanzia che da alcuni anni vive un fermento di formazione, di trasformazione e di dibattito.

La seconda considerazione è che i piccoli trascorrono un lungo tempo nei nidi, il tempo di una quotidianità in cui crescono, misurano e sperimentano le proprie capacità, in cui conoscono i propri sentimenti e affetti, i modi per esprimerli, in cui incontrano l’altro da sé, il mondo, in cui apprendono le regole del vivere insieme. Il progetto dei nidi di Farmacap ha assunto questa evidenza perché le esperienze, le attività che si offrono ai bambini siano ricche, adeguate, rispondano ai bisogni di scoperta, di esplorazione, di relazione e di incontri calibrati, misurati alle capacità, alle competenze, ai bisogni delle diverse età.

Non da ultima, un’altra considerazione: i bambini entrano al nido con i loro genitori. Con il bambino entra la storia e il progetto di vita della sua famiglia, nella quale il piccolo ha stretto permanenti, inconfondibili forti legami affettivi, ha compiuto percorsi di conoscenza, goduto di consuetudini rassicuranti  e con cui si proietta nella storia futura.

Nel progetto educativo, la consapevolezza di questo intreccio affettivo ed emotivo, il riconoscimento che il bambino si sta costruendo un’identità all’interno di una precisa appartenenza, colloca il nido, con il suo progetto, le sue strategie, le sue pratiche educative, accanto al gruppo familiare, con le sue aspettative, il suo orizzonte culturale, le sue tensioni di vita, per accoglierle, anche nelle eventuali differenze.

Il progetto educativo, dunque, alimentato e sostenuto da questi fondamenti promuove una serie di realizzazioni e di pratiche nel segno di un nido che si propone di prendersi cura sia dei bambini che delle loro famiglie.

Per citarne qualcuna, la figura di riferimento, per esempio, che si configura come elemento di sostegno e stabilità emotiva, che può garantire un percorso attento e personalizzato per ciascuno durante l'ambientamento e nel corso delle cure (il cambio, il pranzo, il sonno). Altro elemento è la costruzione di una vita quotidiana al nido con ritualità e consuetudini che aiutino il bambino, con le loro regolarità, scansioni e periodicità, a saper prevedere, orientarsi, predisporsi e partecipare attivamente. Il progetto, inoltre, nel considerare l’entrata del bambino al nido un evento di straordinaria portata emotiva in cui si compie un cambiamento relazionale sia per il bambino che per la sua famiglia, promuove e sostiene la ricerca di una pratica di un ambientamento scaglionato per piccolissimi gruppi, graduale, progressivo alla presenza del genitore, non standardizzato nei tempi e nei modi, ma rispettoso delle singole individualità, anche quelle del genitore, e delle diversificate esigenze attraverso il ricorso alla flessibilità, alla modulazione e alla capacità di mediazione delle educatrici. Ancora il progetto prevede la costruzione di momenti di scambio individuali e di piccolo gruppo con i genitori per sollecitare un confronto di pensieri e di riflessioni, per individuare percorsi educativi condivisi, per realizzare una vera compartecipazione.

 

Come sarà organizzato il lavoro all'interno degli asili nido?

 

Questa è la giusta, conseguente  domanda alla precedente. In effetti come si organizza il lavoro tenendo conto dalle tante sollecitazioni, e indicazioni del progetto, di cui prima ne ho citato solo alcune?. La realizzazione del progetto ha bisogno, per la sua complessità, di strategie di lavoro sostenute da un processo di formazione continua.

La complessità e la lentezza sono nella natura stessa del nido, in quanto luogo in cui ci si prende cura e ci si fa carico di qualcuno, in cui si sta con qualcuno, bambino o genitore, in cui circolano emozioni ad alta intensità (si pensi solo al momento della separazione madre/bambino) e si promuovono “relazioni che fanno crescere”. Come sappiamo, l’elaborazione delle emozioni e la costruzione di ogni relazione richiedono tempo e ancora di più nel nido perché lì tali processi sono attivati intenzionalmente per sostenere il processo di crescita del bambino. In questo luogo si esercitano, dunque, competenze professionali legate a conoscenze teoriche e operative, ma anche risorse quali sensibilità, duttilità, flessibilità, capacità di contenimento, capacità di ascolto e di sintonizzarsi con gli altri.

In questo contesto la realizzazione del progetto educativo ha bisogno di strategie di lavoro che definiscano non solo le pratiche educative da mettere in atto ma anche i tempi e gli spazi da riservare alla riflessione, discussione e verifica collegiale della qualità dell’intervento educativo. Il lavoro nel nido si costruisce attraverso lo scambio, il confronto incessante tra le educatrici, tra la coordinatrice e le educatrici, tra le coordinatrici stesse, in una ricerca continua e permanente di significato su quanto accade quotidianamente con i bambini e genitori al nido, ma anche sul proprio operare e sul proprio atteggiamento educativo.

La formazione permanente degli operatori sostiene gli operatori in questo processo, rinforzando il personale nell’assunzione di responsabilità educativa e di consapevolezza del proprio ruolo professionale. Non dobbiamo peraltro dimenticare che, così come i bambini debbono poter essere accolti nella mente dell’educatrice, anche le educatrici costantemente esposte a sollecitazioni emotive, hanno loro stesse necessità di trovare di uno spazio di pensiero in cui i loro stessi bisogni di sicurezza, stabilità, fiducia possano essere riconosciuti, accolti ed elaborati.

Vorrei concludere con un esempio. Nel progetto si parla di rispetto dei tempi e ritmi dei bambini. Non basta enunciarlo perché si realizzi e si evitino gli abituali comportamenti adulti che, giocando d’anticipo o su tempi accelerati, non danno sufficiente spazio e tempo al bambino di essere ascoltato, di comprendere e intervenire su quanto sta succedendo.

Occorre che il gruppo educativo da un lato sappia come e quanto i piccolissimi siano in grado di comunicare i loro bisogni e di partecipare attivamente anche ad azioni comuni per poter cogliere e leggere il linguaggio pre-verbale fatto di gesti, mimiche, atteggiamenti, propensioni, dall’altro sia sostenuto nel ricercare una sintonizzazione, un’armonizzazione ai tempi dei bambini, peraltro tanto diversi gli uni dagli altri, attraverso una propria capacità di sentirsi, vedersi, di ascoltarsi e di interrogarsi anche criticamente, per infine saper calibrare il proprio intervento.

Questo intreccio tra sapere, saper essere e saper fare, che permea tutti gli aspetti del funzionamento del nido costruendone l’identità, può dunque sostanziarsi solo in uno straordinario lavoro di gruppo, a cui ciascuno partecipa secondo il proprio ruolo e le proprie competenze; un lavoro che trova alimento nella formazione continua e nella pratica della collegialità.

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   La mediazione culturale nell'ambito socio-sanitario

 

intervista ad Hevi Dilara

 

 

Puoi spiegare ai nostri lettori quale è il significato della mediazione culturale, rispetto alla quale stai collaborando con la Farmacap per costituire una specie di “task force” che se ne occupi in rapporto con i diversi settori di intervento aziendale?

 

Il tema della mediazione culturale in ambito sanitario - e dei ‘mediatori’- ha iniziato ad emergere in Italia all’inizio degli anni ’90, occupando poi uno spazio crescente. Ciò è chiaramente collegato alla parallela e progressiva affermazione e stabilizzazione della presenza straniera e al conseguente utilizzo, da parte degli immigrati, dei servizi assistenziali. Si ha però talvolta l’impressione di assistere ad una banalizzazione di questo concetto (variamente espresso, nel tempo, con i termini di ‘mediazione linguistico - culturale’, ‘mediazione culturale’ e ‘mediazione interculturale’).

Più frequentemente, il termine generico di mediazione culturale viene utilizzato nell’ambito dei servizi di pubblica utilità, come uffici, servizi sociali e sanitari. La sua interpretazione prevalente ha a che fare con la necessità/opportunità di comunicare più efficacemente, in primis a livello linguistico, tra interlocutori che non utilizzano lo stesso idioma. Ma la comunicazione è un processo complesso, non è solo capacità di comprensione linguistica, è concetto anche culturale. Il mediatore si configurerebbe come quel ‘terzo soggetto’, che deve rendere possibile una relazione di comunicazione sufficientemente efficace, un ruolo di ‘facilitazione’.

 

Si tratta dunque di figure polivalenti, utili all'intervento in diversi settori, da quello sanitario a quello educativo a quello dell'assistenza?

 

Certamente, è esattamente così.

Considerando come il fenomeno immigratorio nel nostro Paese, diversamente da altri Paesi europei, sia stato caratterizzato da un’estrema frammentazione e diversificazione delle comunità rappresentate e quindi dei bagagli linguistici a disposizione, si comprende l’estrema utilità di poter disporre di 'facilitatori’ della comunicazione che abbiano una buona conoscenza tanto dell’italiano quanto della lingua straniera, sia essa l’arabo, il rumeno, il filippino o il peruviano (mediazione linguistica).

Al contempo, la figura del mediatore culturale viene chiamata per intervenire a evitare possibili incomprensioni e malintesi che si ritengono derivare dai differenti sistemi di valori, rappresentazioni, credenze e codici delle diverse culture di appartenenza (mediazione culturale).

Questa è sicuramente una dimensione più complessa e difficile da esplorare e sistematizzare; tra i tanti esempi possibili, basti pensare: alle notevoli distanze culturali in merito a regimi e tabù alimentari che, a volte, possono provocare forme di malessere; ai diversi codici comportamentali relativi alle relazioni tra i due sessi da cui possono derivare forme di frustrazione, malintesi e comportamenti aggressivi; alle interdizioni della sessualità in particolari periodi della vita o dell’anno; all’orizzonte religioso/spirituale entro cui collocare forme di malattia psicofisica, di sovente non percepibili consciamente dagli stessi ‘malati’; alle modalità di organizzazione familiare e anche più ampiamente sociale entro cui i singoli sono inseriti, modalità che a volte presentano stridenti contrasti o anche, più semplicemente, un’indifferenza, rispetto al diritto in vigore nel Paese ospitante.

Con riferimento all’ambito sanitario, l’insieme dei valori simbolici culturalmente sottesi alla concezione e al vissuto di salute e di malattia è talmente ricco e complesso da essere oggetto di una specifica disciplina, l’antropologia medica o sanitaria. E questo bagaglio di riflessioni e ricerche interroga oggi, a mio avviso utilmente, il pensiero della medicina occidentale rispetto alle proprie categorie scientifiche, ai sistemi di riferimento delle sue professioni e tecnologie mediche e ai modelli organizzativi in cui si esplica la pratica terapeutica e assistenziale.

 

Quali sono le ipotesi di intervento con la FARMACAP?

 

C’ e’ un incontro tra l’azienda ASL Roma D e FARMACAP, per l'avvio di un servizio nel territorio di competenza della ASL e presso l' ospedale Grassi di Ostia.

In generale, il cuore stesso del PROGETTO sono i mediatori culturali, formati e messi a disposizione delle strutture sanitarie e che saranno impiegati nell’ambito del Contratto Farmacap/strutture socio-sanitarie. Di conseguenza si prevede la fase di “formazione dei mediatori culturali con specializzazione socio-sanitaria”, avvalendosi della collaborazione con i Master delle Università cittadine; parallelamente al Contratto con le strutture socio-sanitarie è previsto un Contratto dei mediatori. In questo modo i mediatori si relazioneranno automaticamente con le strutture sanitarie.

FARMACAP dovrà articolare il proprio servizio principalmente mettendo il proprio personale qualificato a disposizione delle strutture sanitarie ed ospedaliere, del personale medico ed infermieristico, a partire dai servizi di Pronto soccorso (24 ore su 24 a favore dei cittadini migranti) e con l’impiego fisso di mediatori culturali-sanitari anche per un servizio telefonico (numero verde per l’assistenza dei cittadini migranti).

Inoltre è prevista la produzione e diffusione di materiale informativo (sia cartaceo che informatico).

Vorremmo inoltre sviluppare l'attività di mediazione anche con riguardo alle strutture proprie di FARMACAP (farmacie, nidi). E' una ipotesi che stiamo vagliando, cercando di raccogliere le esigenze specifiche dei cittadini stranieri che utilizzano i servizi di FARMACAP.

                                                                                                                                            

 

 

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